Il gatto invisibile è un progetto multidisciplinare in cui l’artista visivo Fernando Leal Audirac propone un fecondo dialogo tra la pittura storica e la contemporaneità declinando il leitmotiv del gatto attraverso tutte le tecniche pittoriche e scultoree classiche quali l’olio, l’encausto, la tempera all’uovo, l’affresco, il marmo e la terracotta fino ad approdare alle più avanzate tecnologie di animazione tridimensionale e ai linguaggi multimediali.
Il gatto invisibile affonda le sue radici nella costante tensione dell’artista volta a indagare le tecniche pittoriche antiche alla ricerca della loro voce specifica, nella convinzione che esse veicolano ancora con rinnovata energia messaggi e contenuti contemporanei.
The Cat in the Black Mirror è eseguito a encausto, tecnica che affonda le sue origini nell’antico Egitto, scomparsa nel Medioevo per la sua difficoltà e gli elevati costi di produzione, per essere “riscoperta” e reinterpretata in epoca moderna da Delacroix con il suo ciclo di Saint Sulpice.
Lo spettatore vede la propria immagine riflessa in un grande gatto nero che lo fissa da uno specchio di ossidiana. Il titolo ci fornisce un’importante chiave evocando il sinistro universo creato da Edgar Allan Poe.
Il terzo gatto della serie, alla tempera all’uovo, è Il gatto della Terza Principessa, un gatto-paesaggio, una montagna, un’isola che emerge della nebbie del monte Fuji. Prende spunto da un mito popolare giapponese, illustrato da Hiroshige, ma rievoca anche il sinistro L’isola dei morti di Böcklin, quadro particolarmente amato da Hitler…
Il gatto invisibile è un progetto che coinvolge anche la scultura: è in fase di esecuzione un gatto in marmo di Carrara. Si tratta di una scultura matematica, realizzata con le più avanzate tecniche di progettazione 3D. E’ un gatto in riposo, probabilmente ispirato alle statue dei Buddha reclinati o dalla Sfinge, un gatto-paesaggio, concepito come una sorta di canyon, di fiume nelle cui anse si immerge lo spettatore.